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STORIA
MONSTERS (LOVE) STORY (By Malaman)
Quella che vi stiamo per raccontare non è una storia normale, non potrebbe esserlo parlando di persone che normali non sono. L’hockey, secondo una definizione di un ex monster, Albertone, è “uno sport seguito e giocato da un insieme di casi umani”. E la crème di tutto ciò ha creato dal nulla una squadra più che esemplificativa: i Monsters. Correva l’anno 2004, e precisamente il primo aprile, un po’ uno scherzo del destino. I Vipers Milano conquistano il loro terzo scudetto consecutivo, a Milano la festa si protrae fino a notte fonda, con caroselli formati da due / tre pazzi che girano Milano svegliando i cittadini che non sanno minimamente per che diavolo questi esauriti stiano festeggiando. L’ultima volta che, usciti da Palazzo ore dopo la fine della partita, ci si sposta a continuare la serata tra amici in qualche bettola, per arrivare a casa alle 3 di notte, con la giornata lavorativa che attende di lì a poco, passata a scrivere su internet pagine e pagine di delizioso nulla: commenti, curiosità, pagelline e tanto tanto offtopic, cazziati da admin e utenti generici che cominciano a non riuscire a capire i deliri dei discorsi concepiti in birreria e proseguiti su hockeytime. Dopo la devastazione della festa scudetto in discoteca, e le ennesime improbabili pagelline di Reno, cala un dubbio amletico: e adesso cosa facciamo fino a settembre? Cinque mesi e mezzo lontano dal ghiaccio? Lontani da quella che era diventata la nostra nuova casa, l’Agorà, lontani dalle serate tra amici, dalle chiacchiere da bar, senza materiale su cui discutere la mattina in ufficio sul forum? Fino all’idea, geniale, di breva: “Ma perché non ci troviamo al parcheggio dell’Agorà e ci giochiamo noi a hockey?”. Quella che sembrava una battuta idiota come le altre (grazie breva), ha innescato nella mente deviata di molte persone un processo a catena che, come con i bambini, ha fatto lavorare di fantasia fino ad avere nel giro di poche ore già un roster con un parco portieri da Nhl, e tre linee complete. Quasi nessuno aveva nemmeno i pattini, una stecca regalata da qualche giocatore negli anni passati rinvenuta in cantina (dannazione a Die che giocava con la stecca di Kent Magic Man Nillson), come pure una maglia ricordo di qualche gita in Svezia o Repubblica Ceca. “Che si fa dunque, andiamo?”. Ritrovo all’Agorà domenica 18 aprile 2004 alle ore 15, si presentano in quattro. Piove, si ripiega sul pattinaggio su ghiaccio nel Palazzo. Squadra bagnata, squadra fortunata.
LE CALDE DOMENICHE DI CORSICO
L’acquazzone non frena la strada dei futuri monsters, ci si riprova due giorni dopo, ci si ritrova in 10: Reno, Malaman, Debora dj, Miro, Solocowie, Die, Rex, Mastino, Rebel e Ghirotta, più 4 spettatori: 3 feriti e vesciche come se piovesse! Non ci si conosce per nome, solo per nick; si associa per la prima volta volto a vaccate scritte sui forum, ma ci si diverte, con una stecca scheggiata e un paio di vecchi pattini dalle ruote a fetta di salame, al parchetto comunale di Corsico, in mezzo alle famigliole e agli immigrati che aspettano che ci leviamo dalla pista per entrare con il loro lercio pallone. Ma chi sono quelli? Sono gli sguardi dei passanti tra stupore e compassione, come per dire: ma perché non giocano a calcio o si drogano come tutti gli altri? Perché i monsters non sono come tutti gli altri. Si ritorna a casa sfatti come dopo la ritirata di Russia; non avendo la macchina, Malaman torna con l’ultima metropolitana sdraiato sui sedili, e dalla fatica si narra faccia la doccia seduto. Gli altri non sono da meno: abituati a stare tutto il giorno da anni davanti al computer, inserendo l’esageratore il giorno dopo avrebbero perso una gara di corsa con dei bradipi. Con l’acido lattico delle gambe si potrebbe riempire un barattolo, ma il divertimento è stato troppo: si replica anche il giorno seguente, 24 ore dopo. Ritrovo all’Agorà (che avevamo salutato ridando l’appuntamento a settembre ma che invece continuava ad essere il nostro punto fisso) ore 21, in “pista” alle 21.30. La partitella dei reduci della sera prima vede la sfida tra Andipag, dj, Doctor Jackyl e Malaman contro Die, Rex, Mastino e Reno. “Arbitra” nientepopodimeno che Alo (coadiuvato da Albertone scazzato giudice di porta), fuori condizione e posizione, ad ogni ingaggio sembra che faccia canestro, mai visto un arbitro che fuma e beve. Stessa cosa per Andipag, solo con pattini e stecca (caricati sul motorino a mo’ di Don Quichote) ma con già la voglia di difendere la gabbia dei monsters: Bacardi Breezer in una mano, stecca nell’altra, sigaretta in bocca e tiratemi pure addosso. Nella notte del parchetto, tra tossici e spacciatori, solo il rumore delle nostre stecche, richiamando altri frequentatori del palaghiaccio, amici e utenti del forum, spinti dalla curiosità delle discussioni via via più entusiastiche, come si stesse commentando una finale di Stanley. L’hockey professionistico non esisteva più, sulle pagine di hockeytime c’era solo il campetto di Corsico. La famiglia si allarga a dismisura: arriva Develon (“ho rubato i pattini a mio fratello perché i vostri racconti mi hanno fatto venire la voglia di giocare”), Ritmo senza nemmeno mezza ginocchiera, Demu (“dopo il volo 180° di Rex non ho mai riso tanto in vita mia, voglio giocare anch’io”), il Mastino Junior invogliato dopo essere stato portato una sera dal fratello a vedere, in “balaustra” Bragnalo e Atahualpa con tanto di striscione “Buccinasco presente”, Albertone, Homungus, CP e consorte. Quello che ne era venuto fuori non era ancora lontanamente somigliabile a una squadra, ma il divertimento era assicurato. L’attrezzatura d’emergenza di tutti (il caschetto da minatore di Malaman o i guantini da ciclista di Rex, come pure le usurate ruote dei pattini che esplodono), i voli in triplo axel di BaRexsnikov, dovuti anche dall’asfalto sconnesso e pieno di rametti degli alberi, le entrate a bastone alto altezza collo di Reno, l’esordio di Demu (pronti-via, intervento su Frankie, spaccato), i battibecchi tra Reno e la Debora, la vestizione sull’autobus di Malaman per non perdere tempo, i dischi persi nel prato o finiti in mezzo agli occhi di qualche improvvisato spettatore, i braccio di ferro con gli ecuadoreñi per la pista (10 minuti per uno), i tentativi di insegnare a chi non era capace di pattinare, da parte di chi a sua volta non era capace di farlo. La domenica è appuntamento fisso a Corsico, a sfrecciare sui vialetti tra la balera, il bar in cantiere di Tony, le mamme coi passeggini e gli anziani con il bastone, ma non da hockey. Ritrovo ormai fisso, Agorà ore 15. C’è Jason Trinetti con i pattini. “Vieni a pattinare con noi?” “Perché no?” “Ti diamo un passaggio in macchina noi”. “Ma devo tornare per le 17”. Alle 18 Trinetti si avvia per il viale Lorenteggio in pattini... Forse è monster anche lui...
IL MOSTRO
Un sondaggio di hockeytime nel frattempo trova il nome a quella che chiamarla squadra era un volo pindarico di fantasia: RHC Monsters Milano. In pochi, anche tra gli stessi monsters, sanno la vera origine di questo nome. Tra i topic sconclusionati di hockeytime, il Doc verso febbraio per canzonare Ste80 un bel giorno fece una domanda: “giovedì arriva l’Asiago, ci starà Ste80”? Non si sa per quale ragione, ma le dimensioni di quella discussione, che tale non era più, prese proporzioni galattiche. Non era più un forum, ma una chat. Qualsiasi cosa passasse per la mente di ogni malato iscritto a hockeytime, finiva nel famoso topic che raggiunse in pochi giorni le 100 pagine. L’invenzione delle cosiddette volate (il centrare il messaggio che nel conteggio finale dava cifra tonda) fece lievitare le dimensioni del topic alla velocità di 10 pagine ogni ora. Al suo interno di tutto di più: dai compiti della figlia di Tich (Monster anche lei per un pomeriggio), ai propri 240/241, passando per barzellette, foto strane, o solo un buongiorno/buonasera., l’“ispezione!!!” mattutina del nostro Webmonster, presidente ad honorem Andy[#1], guai mancasse. Passata la milionesima pagina il topic non poteva che venir considerato un vero e proprio Mostro, da nutrire come un’orrida creatura la mattina appena connessi. Quasi come un figlio per gli internauti/giocatori di Corsico, chiamati a loro volta mostri, per la costanza e la premura nel portare avanti una cosa sostanzialmente inutile.
LA SVOLTA
Dopo nemmeno una decina di giorni di pattinate o presunte tali al parchetto di Corsico, dei “dopopartita” in Pazzeria senza ovviamente aver potuto fare la doccia e cambiarsi, dei “stasera? Andiamo? Ore 21 davanti all’Agorà”, dopo giorni di orari di rientri a casa quasi all’alba, i primi miglioramenti seppur modesti cominciavano a vedersi, e la pista di Corsico cominciava a stare stretta. La sera di mercoledì 5 maggio viene convocata una sorta di riunione al bar dei Vesuviani (vecchia gestione dell’Agorà); Alo, che nel frattempo aveva allacciato i pattini non solo in qualità di improvvisato referee (o di Lurido, secondo la definizione andyana), lancia l’idea di creare una vera e propria squadra. Viene proposto Alias2 per l’organizzazione strutturale, diventato poi capitano della squadra, Marino come coach, Reno come presidente fantoccio, Alo vicepresidente farlocco e Rex come addetto stampa e relazioni esterne. Paura. Si crea una sorta di statuto, un sito (in sostituzione della sezione distaccata di hockeytime che avevano creato apposta per noi) e una mailinglist, da subito degenerate in interminabili offtopics. Le partitelle anarchiche cominciano a diventare dei piccoli allenamenti, che diventano insostenibili nella piccola e sconnessa pistina di Corsico. Alias2 comincia a prenotare la pista del Saini o del Village, e ci si rende conto che bisogna cominciare a procurarsi un’attrezzatura di gioco seria. Comincia l’era dei pellegrinaggi all’hockeycenter o in Svizzera e delle ordinazioni su internet. Marino (che alcuni sostengono sia napoletano) chiede che tutti abbiano almeno il casco, e alcuni pezzi del gruppo originale cominciano fisiologicamente a perdersi per strada. I giocatori delle squadre che ci precedono e seguono in pista, si soffermano a ridacchiare sulla nostra non pattinata, sui voli alla Klaus Dibiasi, sulle zappate con la stecca degne di un vigoroso contadino, ma il divertimento è solo nostro, tanto che non ci accorgiamo nemmeno delle chiacchiere alle nostre spalle: tutto ciò al di là della balaustra fa parte di un'altra dimensione, stiamo facendo ciò che avremmo voluto sempre fare, e che pochi mesi prima non era nemmeno immaginabile. Gli spogliatoi sono tropo piccoli, e ci si cambia anche in mezzo alla strada, apparendo spesso come una sorta di armata Brancaleone dei nostri tempi. La voglia di giocare, e l’entusiasmo dell’inizio portano i monsters a ricevere le prime occhiate di stupore, giocare bardati a fine luglio con 30 gradi di notte, le zanzare che pungono attraverso l’attrezzatura, il sudore che entra negli occhi è un qualcosa inconcepibile per chiunque, non per i monsters, che si ritrovano al Village fino al 29 luglio in una ventina. Le giornate al computer di sprecano ad aggiornare sul forum le condizioni meteorologiche del Village, per paura di un acquazzone improvviso che renda inagibile la pista ormai scoperta. \“Ore 17 Village cielo coperto\”. \“Si sta aprendo\”. Finito l’orario d’ufficio iniziano gli sms con eloquenti parole... \“Piove\”. \“Tutti al Goganga\”. \“Pazzeria ore 22\”. \“Tempo di merda, viva la f**a\”. Toni forti e coraggiosi, che sfociano nella denuncia sociale. Nella riunione del 4 luglio nello studio del Doc, Dj tra le lacrime lascia la squadra per giocare in serie A con le Halloween, mentre la riunione al Silver in luglio mette le basi della stagione 2004/05. November Porc da vero amico offre la sua quota nonostante preannunci che non scenderà in pista prima del prossimo inverno; si aggiunge Vocione, Decio e due special guest: Power Metal e addirittura Gianluca Tomasello, di un livello stratosfericamente più alto del nostro ma mostri dentro come noi. L’essere monsters non è solo indossare una maglia (che tuttora non abbiamo), non è far parte o meno di un gruppo, è un sentire che non ha definizione. Gente che passa gran parte delle sue giornate sui forum, che non aspetta altro di poter sentire una minima notizia di hockey mercato per poterne parlare per dieci giorni, che forse non sa chi sa chi ha vinto le elezioni ma si sicuro quanti gol ha segnato Busillo quattro stagioni fa e contro chi. Gente con cui apparentemente non puoi parlare di nulla in modo veramente serio. Con la quale ci vogliono giorni per riuscire ad organizzare una cena o altre cose... (è ancora in gestazione la cena di Natale 2004). Che soffre di astinenza da hockey e che si è inventata il proprio metadone. Gente che a fine luglio non ha ancora disfato la borsa, che aspetta di vedere un post con scritto "ragazzi, che ne dite di una partitella?", anche se ci sono trentacinque gradi, le zanzare più grandi della terra e la mattina dopo si deve sempre e comunque alzare e quantomeno trasportarsi sul luogo di lavoro. Che conosce altra gente che viene a vedere gli allenamenti dei monsters. Una cosa tremenda. Gente che da settembre passerà quattro sere a settimana per il proprio sport preferito, ora incredibilmente non solo gustato da una curva, da una tribuna o da una balaustra, ma direttamente dalla pista. Che sognava di prendere un bastone, di indossare una pettorina, dei gambali. Di stampare qualcuno su una balaustra \“dall'interno\”. Che ha in squadra strani personaggi, talmente anomali che riescono a spingerti a giocare in una calda serata di fine luglio con altri personaggi improponibili. Personaggi sui quali si ha sempre avuto una visione troppo distorta e che viene frantumata e capovolta nel giro di venti minuti. Gente che si è inventata un nuovo passatempo che gli sta riempiendo la vita. Che non dorme la notte per l'adrenalina ancora in corpo per l'allenamento della sera e per l'hamburger con le cipolle a mezzanotte. MING, direbbe qualcuno. Altra gente che ti guarda incredula e dice "Ho segnato davvero?" con la soddisfazione di un bambino il giorno di natale. Che prende cazzotti, bastonate, si schianta con il faccione per terra, si rialza e continua. Ancora. Come ha sempre visto fare da fuori. E allora, MING che gente! Quando sei in pista quello che c'è fuori non esiste più. Già lo abbiamo capito. Ci sei tu, la tua linea e gli avversari. E \“presto\” gli avversari saranno \“veri\”. I dischi inizieranno a volare ed un portiere beffato rimarrà solo davanti ad una gabbia violata. Quella sarà una grande soddisfazione. Una gioia immensa. Ma il vero risultato, quello decisivo lo abbiamo già quasi segnato. E già scritto. Ci siamo. E questa è una grandissima vittoria. Forse la più grande che otterremo mai. Se poi a questo vogliamo aggiungere altro, mentre leggete provate ad immaginare di essere ancora per un attimo in pista in cerchio a centrocampo. Immaginate di guardare ognuno negli occhi. Vedrete in ognuno qualcosa di insuperabile. Un amico.
VERSO IL FORNO DEL PALAROVAGNATI
L’agosto porta un periodo di relativo riposo sui pattini, di completo devasto la sera per i pub. Per ognuno di noi c’è un obiettivo, per la prima volta non è l’inizio del campionato di hockey su ghiaccio, ma è il nostro giorno di esordio: quel 6 settembre pronunciato praticamente ogni sera, in ogni uscita. L’emozione di uno scolaretto il suo primo giorno di scuola. Nemmeno l’amichevole del Trofeo Trapanese col Salisburgo frena la voglia di allenarsi e migliorare, in 6 ma pur sempre in pista, sotto il tendone dello Sport Village. E’ l’inizio di una stagione lunga e faticosa: due sere a settimana in pieno inverno dedicate all’inline, uscire dalla pista a mezzanotte, e dagli spogliatoi verso l’una, con la testa bagnata e intorno la neve. La macchina da disappannare e fare partire, si mette in preventivo di dormire lì, tanto l’ufficio è vicino, se non fosse per la valigia da disfare a casa, ma dopo la tappa alla pizzeria malavitosa o al rancido fast food. Le occhiaie della mattina dopo. Strada facendo arriva una nuova pedina, thr, scende finalmente in pista Diniz e il Porc, alle sue prime armi come andasse in giro con le pattine; viene convinto finalmente anche Bragnalo. E finalmente arriva il grande giorno: 13 marzo 2005, la prima amichevole dei Monsters, contro gli hotwings. L’emozione dell’attesa spappola le gambe dei mostri: c’è un vero arbitro, un vero pubblico (mezzi ex Ultras Milano), abbiamo tutti le stesse maglie, e non vergognosamente diversa l’una dalle altre. Qualche aggiunta nel roster (Pioldi, Gadfly e qualche Red Ratz) ma sostanzialmente la prima uscita degli ex spammer di Corsico. Al momento dell’appello si ridacchia… dopo un anno si sentono nomi e cognomi delle persone che hai visto più di tua madre o della tua fidanzata, ma che chiamati così non conoscevi affatto. Non sono mai esistiti Carnelli, Carnielli, Cereda o Negro, solo Doc, Vocione, Porc e Bagnalo. Segna due volte Power Metal e una Malaman: finisce 4-3 ai rigori, decisivo quello di Ritmo. Una partita come le altre per i rodati nostri futuri partner-team, un vero sogno realizzato per i Monsters. L’entusiasmo del post partita soverchia gli oggettivi limiti tecnici: la possibilità di giocare il girone di semifinale di Coppa Italia il 10 giugno 2005 è un obiettivo troppo entusiasmante per soffermarsi a pensare di non esserne all’altezza. La prima difficoltà si presenta il 30 aprile al momento della visita medica di Seregno per l’abilitazione atletica: se si è monster lo si è in ogni momento. Chi esce provato dopo l’esercizio del cubo, chi non riesce nemmeno a finirlo, a chi viene detto che praticamente respira con un polmone solo, chi ha il terrore che nelle analisi venga rilevata traccia di qualche sostanza poco ortodossa... I risultati sarebbero scoraggianti per chiunque: un gruppo di catorci, due dei quali con probabili problemi al cuore. L’animo deviato dei monster non si corregge nemmeno di fronte al dramma: persino in questi casi non si riesce a rimanere seri, si scherza anche sui due cardiopatici, fino al responso liberatorio dell’holter.
AL PALAFORNO, MONSTERS SEMPRE IN PIEDI
Il programma dei quarti di finale di Coppa Italia inserisce la squadra formata dai Monsters con l’aiuto dei Red Rats (gentili concessori di maglie e diritti) nel girone di Biassono (Monza). Più che quello di un torneo di hockey sembra il programma della Coppa Cobram fantozziana: una gara ad eliminazione. Prima partita alle 9 di mattina, seconda alle ore 13. Le previsioni del tempo non promettono nulla di buono, sarà probabilmente la giornata più calda dell’estate ma nemmeno un maremoto può intaccare l’entusiasmo dei Monsters. I consigli del Doc vengono seguiti alla lettera, dieta atletica da professionista per sgangherati sedentari: sveglia all’alba ore 5.30, colazione ricca di proteine a base di pasta all’olio e uovo fritto. Alle 8 il ritrovo in quello che sarà il primo teatro della Storia dei mostri, il Palarovagnati di Biassono. La pista non è la solita: non ci sono le piastrelline di gomma del Village e nemmeno il cemento del Saini, c’è un parquet che mette non pochi dubbi sulla stabilità dei pattini. Lo spogliatoio è piccolo con una sola doccia, Reno rovescia il sapone liquido sulle ruote come se la pista non fosse abbastanza scivolosa, Malaman si accorge di aver portato i calzettoni di lana, qualcuno non ha digerito l’uovo fritto o le barrette energetiche e si assenta per motivi tecnici, ma la cosa più grave sono i problemi burocratici con Decio, uno dei portieri, che non può scendere in pista. Due minuti di riscaldamento e si capisce quale sarà il leitmotiv della giornata: il caldo allucinante. Sono le 8.30 di mattina ma le gocce di sudore solcano la fronte anche degli sparuti e allibiti supporters tra il pubblico. I Redrats-Monster scendono in pista allenati da Marino con i mostri Andipag in porta, Vocione, Die, Alias, Reno, Diniz, Thr, Malaman, Doc, Power Metal, Demu e Ritmo con l’apporto di due “Topi Rossi”. La prima partita è contro la favorita di tutto il torneo, i padroni di casa dei Falcons Concorezzo. Per un tempo e mezzo i Redrats-Monster subiscono ma rimangono in partita; a metà incontro stanno perdendo contro la squadra rinforzata dai giocatori freschi campioni di Uisp di soli 1-3, fino al tracollo: Andipag è immobile sui gambali, con lo sguardo perso nel vuoto; al termine del secondo tempo ha un leggero mancamento. Il Palarovagnati è diventato un forno, e per un portiere rimanere fermi sul posto con tutta l’attrezzatura è improponibile. L’aria è incandescente: a contatto con il tendone rovente si surriscalda ulteriormente e i ventilatori la ributtano in mezzo alla pista. Alcuni amici giunti per assistere alla partita tornano a casa per le condizioni ignobili, non i Monsters che in condizioni ben peggiori vogliono terminare il torneo forse, diciamolo pure, incoscientemente. Le gambe non girano più, manca il respiro e l’acqua sembra the bollente. Andipag si riprende ma viene sostituito da Milani dei Red Rats; la prima partita finisce 15-2, ma il pensiero è già a quella successiva, il giorno più caldo all’ora più calda: l’una. Durante la partita tra i Falcons e Bergamo c’è tempo di riposarsi un attimo ma soprattutto per rinfrescarsi. Fare la doccia non serve, usciti dallo spogliatoio si è sudati come e più di prima. Si prova a bere qualcosa di fresco, ci si distende all’ombra sul prato ma è già ora di riprendere l’ultima sfida. Rimettersi addosso l’attrezzatura madida e grondante di sudore, il pensiero di scendere sulla pista del Palaforno (ci saranno almeno 40 gradi), l’acido lattico del primo match e l’assenza dei portieri di ruolo (Decio per il cartellino, Andipag ancora convalescente) e dei due Red Rats tornati a casa non è per nulla di deterrente. Fino alla fine! L’unico attaccante in grado di segnare con facilità, Power Metal, si presta a indossare maschera, scudo e gambali; rimangono così 10 giocatori di movimento, due linee e mezza. Per passare il turno ed approdare alle semifinali c’è un unico risultato possibile: vincere. Non ci sono molte speranze, ma è la prima vera partita di soli Monsters, è giunta l’ora di mettersi alla prova, per capire cosa possono fare con le sole proprie bambe. Le condizioni ambientali sono sempre peggiori, anche i portieri bergamaschi danno forfait e gli arbitri, dopo il loro piccolo mancamento della partita precedente, chiedono e ottengono con il beneplacito delle due squadre di non fermare il cronometro. I Monsters reggono la partita, Power Metal si supera in un ruolo non suo, tutti giocano fino alla fine con tutte le loro forze rimaste ma finisce 6-2 per gli orobici. Il sogno-incubo è finito, non c’è spazio per la delusione, è stata un’avventura in piena regola, i Monsters esistono, hanno lottato e non hanno mai mollato, sono rimasti in piedi senza spezzarsi nel Palaforno fino alla fine.
LA MORTE E LA RESURREZIONE
Dopo la Coppa Italia si riprendono gli allenamenti e si giocano un altro paio di amichevoli con gli Hot Wings, una vittoria (grazie all’apporto di Tomasello special guest) e una sconfitta per 2-8 a luglio. Si “tira avanti” fino alla pausa estiva ma questa volta l’entusiasmo è diverso da 12 mesi prima, perché c’è un’incognita non da poco: che si farà il prossimo anno? Non c’è più una data, non ci sono più certezze. Si vagliano diverse ipotesi, ma ci si deve assolutamente “ufficializzare” per evitare di logorarsi o sparire del tutto. A settembre si prospetta il progetto dei Gechi, portato avanti durante l’estate da Alias, delegato nelle trattative. E’ il 31 agosto 2005 e si iniziano gli allenamenti a secco ma alcuni fraintendimenti, alcune cose poco chiare non convincono più la totalità dei Monsters a perdere la propria identità e iniziare una nuova avventura. Si rischia la spaccatura, ma in breve tempo (strano, trattandosi di monsters) si riesce a trovare una soluzione alternativa. Si ritorna a camminare da soli, a sbagliare con la nostra testa, si cercherà il più possibile di dividersi i compiti e non contare solo sulle spalle di Alias come sempre fatto; i Monsters non devono morire, non devono snaturalizzarsi. Si trova in extremis un accordo di partner-team con i Polleti, che avranno la gioia e la disperazione di fare da chioccia ai brutti anatroccoli, per una sorta di farm-team. Rimangono ai Gechi Alias, Ritmo e thr, ma ci vengono girati due nuovi personaggi, Giovanni e Prova, che non hanno difficoltà a integrarsi con gli altri strambi giocatori, alle direttive dei direttori tecnici gallinacei Ga o Pier, con il prezioso aiuto di Marino, soprattutto per il pattinaggio, su cui tuttora c’è da lavorarci parecchio.
La prima amichevole insieme contro i Red Rats del 19 settembre, a catenaccio e ripartite, finisce 4-2 ma come sempre, che si vinca o che si perda, il risultato non interessa a nessuno. I Monsters vogliono ancora dire la loro, divertendosi e migliorando nello sport più bello del mondo.
ORGANIGRAMMA
Presidente:
Filippo Restelli
Consiglio :
Fabio Dragoni
Diego Vicario
Emanuele Negro
Tesoriere:
Emanuele Negro
Relazioni Esterne :
Renato Bertin
Marco Depaoli